I dati dello screening PreVasc: quasi una persona su due presenta ipertensione o alterazione dei grassi nel sangue. Nel 10% rilevata una ridotta funzione cardiaca. Sono stati presentati il primo ottobre alla Camera dei deputati i risultati dello screening condotto su 2.600 over 65. Il 9,2% presenta una ridotta funzionalità cardiaca e l'82,4% convive con almeno due patologie croniche. Dai dati emerge anche una relazione tra vulnerabilità sociale e condizioni di salute. Al centro del confronto, un nuovo modello di prevenzione di comunità che integra Università, istituzioni, società scientifiche e Terzo Settore.
Quasi una persona su due presenta ipertensione o dislipidemia, oltre otto su dieci convivono con almeno due patologie croniche e in 241 persone è stata rilevata una riduzione della funzione di pompa del cuore, con una frazione di eiezione inferiore al 50%.
È il quadro che emerge dai dati di PreVasc – Prevenzione CardioVascolare, progetto di screening cardiovascolare di comunità i cui risultati sono stati presentati il primo ottobre alla Camera dei deputati nel corso della conferenza stampa “Comunità che si prendono cura. Il progetto PreVasc e le alleanze territoriali per la salute del cuore”, promossa su iniziativa dell'On. Gian Antonio Girelli e dell'Intergruppo parlamentare sulla prevenzione e riduzione del rischio.
Il progetto, promosso dalla Società Italiana di Cardiologia Geriatrica (SICGe) in collaborazione con il Dipartimento Cardiotoracovascolare di Careggi-Firenze, Fondazione Longevitas ETS e Salute e Società ODV, vede il coinvolgimento dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata e di UniCamillus – Saint Camillus International University of Health Sciences.
Le attività di screening sono state realizzate principalmente nei centri anziani, nelle parrocchie e in altri luoghi di aggregazione del VI Municipio di Roma. Tra le iniziative, anche “Il Cuore del Municipio”, che ha portato per tre settimane la prevenzione cardiovascolare all'interno del Centro Commerciale Roma Est, trasformando un luogo della quotidianità in uno spazio di prevenzione e promozione della salute.
Nel corso dell'incontro, l'On. Gian Antonio Girelli, Presidente dell'Intergruppo parlamentare sulla prevenzione e riduzione del rischio, ha posto al centro del confronto istituzionale il tema della prevenzione cardiovascolare e della sua diffusione nei territori. L'on Girelli ha dichiarato: “L'esperienza PreVasc ha offerto l'occasione per riflettere sulla necessità di affiancare ai tradizionali percorsi sanitari interventi di prossimità capaci di raggiungere le persone direttamente nelle comunità. I numeri mostrano quanto sia decisivo intercettare precocemente condizioni cardiovascolari e fattori di rischio, soprattutto in una popolazione anziana, portando la prevenzione direttamente nei luoghi della vita quotidiana”.
Il Prof. Alessandro Boccanelli, Coordinatore dello studio PreVasc per conto della Società Italiana di Cardiologia Geriatrica (SICGe) e Presidente dell'Associazione Salute e Società, ha dichiarato: “Su 2.600 persone sottoposte a screening, con un'età media di 74,7 anni, il 43% presenta ipertensione, il 47% colesterolo alto, il 7% diabete, il 14% è fumatore e il 21% ex fumatore. Ma è soprattutto il dato sulla funzionalità cardiaca a richiamare l'attenzione: 241 persone, pari al 9,2% del campione, presentano una importante riduzione della funzione di pompa del cuore (frazione di eiezione inferiore al 50%, in tre casi il valore scende al di sotto del 30%). Lo screening ha fatto emergere anche malattie valvolari cardiache di grado moderato o severo: stenosi aortica nell'1,07% delle persone esaminate, insufficienza mitralica nel 4,69% e insufficienza tricuspidalica nel 5%.”
E ancora “A destare attenzione non sono soltanto i dati strettamente cardiologici. Il quadro complessivo evidenzia infatti un elevato carico di cronicità: l'82,4% delle persone esaminate presenta almeno due condizioni croniche, con una media di 3,40 patologie per persona. Le prime analisi mostrano inoltre differenze significative associate alle condizioni sociali. Le patologie cardiache interessano il 38,6% delle persone con istruzione elementare, contro il 16% dei laureati. Tra coloro che dichiarano risorse economiche insufficienti si registrano in media 3,60 patologie. La relazione appare ancora più marcata considerando la vulnerabilità sociale nel suo insieme: il numero medio di patologie passa da 2,98 tra le persone con minore vulnerabilità a 3,79 tra quelle con maggiore vulnerabilità. Alla maggiore vulnerabilità sociale si associa anche una minore capacità funzionale. Si tratta di dati che PreVasc sta approfondendo attraverso l'analisi congiunta delle informazioni cliniche, socio-economiche e relazionali”.
Il Prof. Francesco Vetta, attuale presidente della SICGe, aggiunge: “La Società italiana di Cardiologia geriatrica ha tra i suoi obbiettivi principali quello di aumentare la sensibilità della popolazione e della classe medica nei confronti delle malattie cardiovascolari che si presentano in età avanzata: questo è necessario per sottolineare come all'aumento dell'attesa di vita delle ultime decadi non corrisponde ancora una adeguata attenzione per malattie come quelle valvolari cardiache, lo scompenso cardiaco e la fibrillazione atriale, con atteggiamenti di discriminazione da parte dei medici e di rassegnazione da parte dei pazienti. Lo studio PreVasc fa parte di questa linea.”
«Con PreVasc l'Università di Roma Tor Vergata entra nel territorio e mette la conoscenza in azione. Attraverso l'operato attento e costante del Prorettorato alle Politiche di Innovazione Sociale, il nostro Ateneo si adopera affinché ricerca, formazione e competenze raggiungano i cittadini nei loro luoghi di vita, costruendo reti con le istituzioni, il Terzo Settore e l'intera comunità. È qui che la Terza Missione dell'Ateneo si traduce in responsabilità sociale concreta», dichiara Nathan Levialdi Ghiron, Rettore dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata. E aggiunge: «PreVasc rappresenta anche un modello innovativo di formazione: specializzandi in Cardiologia e studenti di Infermieristica hanno lavorato insieme sul territorio, guidati da professionisti esperti. Se vogliamo professionisti capaci di collaborare, dobbiamo iniziare a formarli insieme. La comunità diventa così una vera aula didattica avanzata, un ambiente di apprendimento innovativo nel quale la formazione esce dagli spazi tradizionali dell'Università e si confronta direttamente con i bisogni reali delle persone. Sul campo si impara a fare prevenzione, ad affrontare le cronicità, a comprendere i determinanti sociali della salute e a sperimentare concretamente il lavoro multidisciplinare. Si realizza così un percorso virtuoso che porta l'Università nel territorio e, al tempo stesso, il territorio dentro l'Università, innovando il modo di insegnare e di apprendere, formando professionisti e producendo salute per la comunità».
«Più di otto pazienti su dieci arrivano allo screening con almeno due patologie già in corso – continua il Prof. Gianni Profita, Rettore dell'Università UniCamillus – Saint Camillus International University of Health Sciences – e spesso in una fascia d'età avanzata e, senza saperlo, sono loro il motivo per cui un'università di scienze della salute non può restare dentro le proprie aule: deve formare professionisti che sappiano riconoscere questi segnali prima che sia necessario un ricovero, “soprattutto quando il paziente è anziano e fragile. È una responsabilità, non un'opzione. PreVasc dimostra che si può fare, e UniCamillus continuerà a farlo”.
Proprio il coinvolgimento delle due università rappresenta uno degli sviluppi del progetto. Attraverso la Terza Missione, competenze scientifiche, ricerca e formazione vengono portate nei territori, contribuendo a costruire un modello di prevenzione che non attenda necessariamente l'arrivo del cittadino in una struttura sanitaria, ma sia capace di raggiungerlo nella propria comunità.”
Dal confronto alla Camera è emersa la necessità di rafforzare una rete tra istituzioni, università, società scientifiche, organizzazioni di volontariato e comunità locali, con l'obiettivo di rendere la prevenzione più capillare e raggiungere anche le persone che rischiano di rimanere ai margini dei tradizionali percorsi di prevenzione.
«I dati di PreVasc confermano quanto sia importante portare la prevenzione sempre più vicino alle persone. Intercettare precocemente i fattori di rischio cardiovascolare significa tutelare la salute dei cittadini e, allo stesso tempo, contribuire alla sostenibilità del Servizio sanitario. Per farlo è necessario costruire una rete stabile tra istituzioni, mondo scientifico, terzo settore e comunità locali», afferma Eleonora Selvi, Presidente Fondazione Longevitas ETS.
“L'esperienza di PreVasc pone quindi una questione che va oltre il singolo progetto: trasformare la prevenzione di comunità da esperienza territoriale a modello più strutturato, consolidando le alleanze già sperimentate e valutandone l'estensione ad altri territori. L'attenzione alla prevenzione cardiovascolare nella popolazione anziana si inserisce anche nell'impegno di Fondazione Longevitas ETS nell'ambito della Structural Heart Disease (SHD) Coalition, un'alleanza europea che riunisce organizzazioni di pazienti, professionisti sanitari, società scientifiche e altri stakeholder impegnati ad aumentare la consapevolezza sulle malattie cardiache strutturali e a promuoverne la diagnosi precoce. Il progetto PreVasc richiama, in questo senso, l'importanza dello screening nell'anziano e di una particolare attenzione alle malattie cardiache strutturali, che possono essere intercettate precocemente attraverso iniziative di prevenzione e diagnosi di prossimità”.